lunedì 16 novembre 2009

L'accordo Transcom - sindacati confederali - enti locali sulla pelle di 276 lavoratrici e lavoratori

VERGOGNA! UN ACCORDO FIRMATO SULLA TESTA DEI LAVORATORI

La politica aziendale di Transcom Worldwide S.p.A. applicata alla sede aquilana ha manifestato un livello di cinismo inaccettabile con il licenziamento collettivo dell'80% dei suoi dipendenti.
Non ci sono parole, soprattutto se si inserisce tale decisione in una tragedia collettiva come quella del terremoto che ha devastato la vita economica, culturale e sociale di un'intera città, dei suoi abitanti e del suo territorio.
Mentre da tutta Italia arrivavano attestati, spesso anche concreti, di solidarietà e mentre altre aziende dell'Aquila tutelavano, prima di tutto mantenendo attive le loro sedi, i propri dipendenti con ogni forma di solidarietà, Transcom pensava bene di togliere il lavoro, approfittando della tragica situazione di emergenza che riguardava i suoi dipendenti.
Non ci sono limiti alla voglia di profitto di tali managers, che hanno approfittato degli incentivi (lèggasi sgravi fiscali) per insediarsi in città e poi, venuti meno questi, minacciavano già da anni di andarsene!
Il terremoto ha dato loro la "giusta" opportunità di farlo.
Il 9 novembre è stato firmato da tutte le organizzazioni sindacali, dagli enti locali e dall'azienda un accordo che consente di fatto a TWW di liberarsi dei 4/5 dei suoi dipendenti, mantenendo aperta la sede dell'Aquila con soltanto 69 unità su 345 per poter utilizzare la commessa milionaria dell'INPS-INAIL (che non sarà comunque gestita nel sito aquilano) e per poter usufruire, in seguito, dei probabili benefici fiscali derivanti dalla "zona franca urbana", magari assumendo altre persone con i più svariati contratti a termine.
E, nonostante il comportamento indegno di TWW di tutti questi mesi, in data 1 novembre "un gruppo di lavoratori della Transcom" ha fatto pubblicare una lettera sul quotidiano "Il Centro", nella quale si esprime profonda gratitudine nei confronti di un'azienda che ha dato loro l'opportunità di continuare a lavorare a Roma (!!!). La lettera è piena di considerazioni sentimental-romantiche sul terremoto, sulle macerie, sulle vite sconvolte e spezzate, sulle case distrutte, tutte cose che pare riguardino solo e soltanto tale gruppo trasferitosi a Roma. E, mentre quest'ultimo era alle prese con una tragedia che, invece, gli altri dipendenti sembra non stessero vivendo, "l'azienda non si tira indietro e ci offre di continuare a lavorare in via temporanea presso una sede diversa da quella dell'Aquila".
Il gruppo, poi, continua la propria lettera in maniera ancor più vergognosa affermando: "Per questo noi lavoratori Transcom, da 7 mesi, stiamo facendo un duro sacrificio con l'augurio di poter tornare a svolgere le nostre attività professionali nella sede dell'Aquila. Transcom è un'azienda che, malgrado i suoi sbagli, le sue rigide regole lavorative e le promesse disattese, ci ha dato la possibilità, per nove anni, di poter percepire ogni mese uno stipendio che ha giovato non solo a livello personale e familiare, ma ha anche provveduto a far girare l'economia della nostra città."
Come se lo stipendio che l'azienda "benefattrice" ci ha elargito con grande generosità non ce lo fossimo guadagnato tutto, con competenza e professionalità indiscutibili e producendo un cospicuo fatturato per TWW in tutti questi anni! E come se percepire uno stipendio lavorando sia una cosa del tutto eccezionale e non ordinaria e dovuta come è nella logica delle cose.

Ricordiamo, a titolo di esempio, che tra le macerie è morta una nostra collega e che l'azienda si è guardata bene dal fare una dichiarazione ufficiale di cordoglio per tale perdita umana. Ciò basterebbe da solo a dimostrare la grande sensibilità di tale azienda...

Come dipendenti TWW ci dissociamo totalmente dalle dichiarazioni farneticanti del gruppo di cui sopra.
Così come rigettiamo in toto l'accordo firmato il 9 novembre e ci riserviamo di inviare nuove comunicazioni per informare adeguatamente l'opinione pubblica su questa desolante vicenda.

Un gruppo di lavoratori Transcom dell'Aquila

lunedì 12 ottobre 2009

Grazie Cialente, non ci hai lasciato niente. Piazza d'armi è ancora nelle tende






Una ventina di sfollati del campo di piazza d'armi stamattina hanno tenuto un presidio con blocco stradale intermittente, davanti la rotonda di Piazza d'armi. 2 striscioni sono stati esposti: "nessuno o tutti, o tutti o niente _ non si può salvarsi da sè. per una rete di soccorso popolare" "grazie Cialente, ci hai lasciato senza niente_ piazza d'armi ancora nelle tende". Davanti a un imponente schieramento di forze dell'ordine (nonostante la manifestazione non fosse stata ufficializzata), gli sfollati di piazza d'armi sono usciti finalmente dal buio dove sono stati relegati sinora. A., disabile al 100%, ha preso il megafono in mano e ha urlato tutta la sua rabbia: "sindaco di merda hai lasciato nella merda anche i disabili gravi!". Vincenzo ha quasi 50 anni è disoccupato, vive nel campo con la madre di oltre 80 anni, costretta sulla sedia a rotelle, e con un fratello più piccolo, l'unico che lavora. Per loro (per lui) ha parlato Luigia: "in questo campo, senza servizi igienici, senza assistenza sanitaria e senza alimenti, vivono ancora disabili e anziani...ecc." G. questa volta non si è voluto esporre, ha già fatto troppo casino da solo e senza l'appoggio di nessuno. Resta al margine. Due giorni fà è giunto a minacciare pubblicamente il sindaco di morte ed è stato allontanato dalle guardie. Il sindaco lo conosce da quando erano bambini, lo ha votato e ha ancora in tasca la tessera del P.D. Mi dice: io sono ancora comunista, ma loro, lui, mi hanno fatto venire un'infarto....devono pagare. Appena mi sento meglio farò giustizia... Rabbia, rabbia, tanta rabbia, soffocata in un deserto di cemento e falsità. Interventi al megafono si sono susseguiti, mentre gli sfollati attraversavano la strada per creare disagi nel trafico. Verso l'ora di pranzo abbiamo apparecchiato in mezzo alla strada: un tavolo di plastica, un pò di sedie, una bottiglia di vino e spaghetti della c.e.e. al pomodoro.Giustifica "Quello che mangiamo e beviamo lo abbiamo ottenuto con soldi nostri, dal comune, dalla provincia e dalla protezione civile nessun aiuto". Quello che segue è il comunicato letto al megafono e condiviso dagli sfollati di piazza d'armi che hanno manifestato: "Nessuno o tutti -- o tutto o niente. Non si può salvarsi da sé." (Bertold Brecht) Non ci sono C.A.S.E. per tutti e non ci saranno Si sono spesi milioni di euro per un G8 che ha arrecato grandi disagi agli sfollati e grandi vantaggi ai potenti. Ci hanno usato come comparse per il loro teatrino e neanche ci hanno pagato. Si sono spesi milioni di euro per alloggi tutt'altro che provvisori per dare un tetto solo a pochi, cementificando irreversibilmente tutto l'Aquilano a vantaggio della mafia e delle cordate immobiliari legate alle istituzioni e alla stessa protezione civile NOI abbiamo resistito 6 mesi alla dura vita delle tendopoli per non abbandonare il nostro territorio. NOI abbiamo inghiottito tutte le lacrime che ci restavano per i cari che abbiamo perso in una tragedia annunciata, spazzata via dai padroni della terra per cancellare le proprie responsabilità Adesso Ci hanno lasciato senza niente, abbandonandoci al degrado, alla fame, alla violenza, alla povertà. Solo l'immondizia ci hanno lasciato. Adesso Vogliono deportarci in massa lontani dalle nostre vere case, dal lavoro (per chi ancora ce l'ha) dai nostri affetti, dai nostri ricordi, dalla nostra vita, senza la sicurezza di poter tornare. Non ci sono C.A.S.E. per tutti e non ci saranno Ma allora quelle che hanno fatto, per chi sono? Per cosa sono? A chi servono? Arriverà il freddo, la neve e noi? Hanno fatto di questa città un'enorme discarica e dei suoi cittadini "scomodi" rifiuti ingombranti, da tenere lontani dai riflettori e portare via con una ruspa per seppellirli insieme alle altre macerie. La loro coscienza odora di morte. Quel lezzo, la loro coscienza, la loro immondizia, oggi noi cercheremo di far emergere dal buco nero di piazza d'armi. GRAZIE CIALENTE, CI HAI LASCIATO SENZA NIENTE PIAZZA D'ARMI E' ANCORA NELLE TENDE No alle deportazioni! Se colpiscono uno colpiscono tutti! per una rete di soccorso popolare GLI SFOLLATI DI PIAZZA D'ARMI

giovedì 8 ottobre 2009

Relazione dell'inchiesta tra gli sfollati

Inchiesta per una rete di soccorso popolare tra i terremotati d’Abruzzo

I dati riflettono la situazione degli intervistati al mese di giugno e sono stati raccolti in massima parte tra gli sfollati dei campi.
L’indagine non ha valore statistico, e per l’entità ridotta del campione e per la sua eterogeneità, ma porta con sé la voce della denuncia e la necessità dell’autorganizzazione. Ma facciamo prima un breve resoconto dell’inchiesta, rimandando alle tabelle e ai grafici in allegato per un’analisi più dettagliata

Un primo bilancio
Quasi la metà degli uomini intervistati e oltre i 2/3 delle donne che hanno risposto al questionario, hanno dichiarato di essere occupati, anche con lavori precari o a nero, prima del sisma del 6 aprile.
In seguito al sisma, il numero totale degli occupati intervistati si è dimezzato, a scapito soprattutto delle donne. Circa i ¾ degli intervistati, che hanno perso il lavoro dopo il sisma sono donne.
L’88% degli intervistati ha perso l’agibilità della propria abitazione. L’83 % abitava in una casa di edilizia privata e il 17 % in una casa popolare. Il 67 % viveva in una casa di proprietà e il 24% stava ancora pagando il mutuo.
Diversi intervistati hanno perso i propri famigliari a causa del sisma, sia nelle case di edilizia privata che in quelle di edilizia pubblica.

Responsabilità
Il 26% egli intervistati, soprattutto donne, ha notato lesioni nei propri luoghi di abitazione e/o lavoro prima del sisma e le ha segnalate agli organi competenti e/o al datore di lavoro, chiedendo più sicurezza.
Nel 23% dei casi, l’abitazione era stata spacciata per antisismica e il 53% degli intervistati ha ammesso di essere stato rassicurato e convinto a rientrare in casa, nonostante l’elevata probabilità di un evento sismico grave.
Un’operaia che viveva nelle case popolari afferma: “si è sempre vissuto con paura a causa dell’evidente fragilità delle strutture” (e meno male che si trattava di edilizia pubblica residenziale!).
Circa l’80% degli intervistati ha individuato genericamente nelle istituzioni le responsabilità di questa tragedia annunciata, attribuendo responsabilità specifiche, in ordine decrescente, a: Stato/Governo, Regione, Comune, Protezione Civile, Provincia.

Il 28% degli intervistati ha poi indicato nei costruttori specifiche responsabilità.
Al di là dei dati freddi dell’inchiesta, vogliamo riportare alcuni commenti a caldo rilasciati dagli intervistati al quesito: “Chi ritenete responsabili di quanto accaduto?”
“Stato, perché ha cambiato le direttive sismiche”
“Regione, Stato, gruppi politici-economici-affaristici”
“Tutte le istituzioni, compresa la protezione civile, che ha rassicurato anziché fare le tendopoli già da una settimana prima”
E ancora: “Chi ha declassato L’Aquila da zona 1 a zona 2 e la protezione civile”, “Tutti”, “Assassini, si sparassero…”, “i politici”, “lo Stato e le ditte edilizie per la scarsa qualità delle abitazioni”, “il Comune, che ha rilasciato il piano regolatore”, “Lo Stato, perché ha cambiato le direttive sismiche per costruire” ecc.

Soccorsi
Il 69% degli intervistati ha denunciato soccorsi tardivi o insufficienti. Alla domanda: “Dalle h 3,32 del 6 aprile, dopo quanto tempo avete ricevuto i primi soccorsi dagli organismi preposti?
“dopo 3 giorni ho ricevuto i primi soccorsi, perché sono venuta io al campo”, dice una donna che in un solo giorno ha perso oltre alla casa anche il lavoro che aveva appena trovato; “dopo 7 giorni e li ho cercati io” dice un’altra. Nei casi più fortunati, se così si può dire, gli intervistati hanno ricevuto i primi soccorsi dopo circa 2 ore e quasi sempre si è trattato degli autobus che li hanno portati al mare, dove sono rimasti per diversi mesi.
Tra i maggiori disagi vissuti dentro e fuori le tendopoli, che gli sfollati hanno ritenuto segnalare, il primo posto spetta alla militarizzazione (76%), seguito, in ordine decrescente, da convivenza forzata, mancanza di reddito (65%), mancanza di climatizzazione adeguata, mancanza di informazione (57%), burocrazia, mancanza di autonomia, scarsi servizi igienici, inattività/noia, ostacoli alla mobilità, sovraffollamento, disagi per le donne (33%), cattiva alimentazione, assistenza sanitaria inadeguata, scarsa partecipazione, inefficienza.
Il 74 % degli intervistati si è espresso nel senso di un peggioramento di tali disagi in vista del G8, ma evidentemente non c’era, da parte dei comitati, la volontà di ascoltare e organizzare l’espressione di questi disagi e di questa rabbia, evidentemente troppo critica nei confronti delle istituzioni locali.

Partecipazione e disponibilità a mobilitarsi
Di fatto, a giugno inoltrato, dopo la manifestazione del 16, più del 30 % degli intervistati dichiarava di non essere a conoscenza della campagna 100%, promossa dai comitati cittadini. Non si è trattato solo di un problema di comunicazione e di informazione (la campagna 100% e i comitati avevano ormai acquistato grande visibilità, sia su “Il centro” che in città, con enormi manifesti di propaganda e a livello nazionale), ma anche di trasparenza e partecipazione. Trasparenza, perché la rete dei comitati cittadini si è ben guardata dallo stigmatizzare l’ambiguità delle istituzioni locali prima e dopo il terremoto. Partecipazione, perché questa è rimasta di fatto un enunciato al 3° punto della campagna 100% e i cittadini in carne e ossa non sono stati chiamati ad esprimersi sul contenuto della stessa, se non con una firma a piattaforma già decisa. Si è voluto, in ultima analisi, accordare ai cittadini un ruolo marginale, da utenti e non da protagonisti, anche nelle scelte che riguardavano la lotta e le iniziative di mobilitazione dei comitati. La stessa passività che un regime finto democratico richiede ai suoi elettori: un voto acritico.
Un dato importante da segnalare è infatti quello relativo all’area di compilazione dei questionari dell’inchiesta. Solo una minima parte di essi è stata compilata tra le soggettività che si potrebbero definire “più attive” nel movimento degli sfollati, ossia i comitati cittadini, presenti alle manifestazioni di maggio e giugno. La stessa inchiesta, che ho cercato di promuovere a partire dalla manifestazione del 30 maggio, è stata, per dirla in maniera morbida, ignorata dai comitati. Infatti in quella occasione mi è stato negato per la prima volta l’accesso al megafono da parte di alcuni rappresentanti dei comitati, per presentare l’inchiesta e lasciare il mio contatto.
Tra le masse invece, l’inchiesta è stata accolta con una certa curiosità e superata un’iniziale diffidenza, i cittadini hanno espresso senza bavagli le loro opinioni e i loro disagi. Da questi bisognava partire per costruire una rete orizzontale e partecipata di mobilitazione.
Per gran parte degli intervistati, la condizione maggiore di sofferenza non era la mancata “ricostruzione al 100%”, ma proveniva dall’aspetto invasivo e militare della cosiddetta macchina dei soccorsi, un aspetto destinato ad amplificarsi durante il G8, fino a stravolgere completamente il senso di quella presenza in funzione antidemocratica e oppressiva.
Questo la rete dei comitati ha voluto ignorare, difendendo le non scelte e le traballanti prese di posizione del sindaco e delle amministrazioni locali.
Gran parte degli intervistati, reclamava realmente trasparenza e partecipazione al 100%, non solo dalle istituzioni ma dagli stessi comitati cittadini, anche da quelli di una certa sinistra collusa col potere.
Anche questo la rete dei comitati ha voluto ignorare.
Questa inchiesta no. Nel suo piccolo era a questi cittadini inascoltati, lontani dai megafoni e dal palcoscenico che voleva dar voce e lo sta facendo.

Il 74% degli intervistati, molti dei quali nel campo di Piazza d’armi e fuori dalla rete dei comitati, temeva il G8 perché già pativa una forte militarizzazione del territorio e della propria vita e non si aspettava nulla di buono, né soldi, né lavoro da un evento come quello, al contrario di alcuni padroni, come Natalia Nunzia, che dopo aver alloggiato per mesi al grand hotel di Montesilvano e fatto soldi col G8 per un nuovo torrone, sfilava il 9 luglio con la rete dei comitati, esibendo il cartello delle last ladies e sorreggendo lo striscione yes we camp!!!

Per finire con l’inchiesta, l’81 % degli intervistati ha comunque dato la propria disponibilità a mobilitarsi in iniziative realmente partecipative.
Se questa disponibilità è venuta a mancare bisognerà pur chiedersi il perché e questo non tanto per polemizzare quanto per non ripetere gli errori.
Alla domanda finale dell’inchiesta (Sareste disponibili a riprendere la vostra attività e/o a partecipare attivamente ad iniziative sulle vostre condizioni di vita, lavoro, abitazione, proponendo piattaforme, punti di rivendicazione, organizzazione ecc? ) è stato lasciato uno spazio libero per gli intervistati. Riportiamo di seguito le espressioni più significative:
“dipende con chi, non con quei ricconi del mio paese, che sono dei privilegiati, ammanicati col sindaco e non hanno avuto danni…”
“ridateci le case con la struttura antisismica!!!”
“basta che se ne vanno e ci lasciano in pace nella ricostruzione della nostra città!”
“ridateci le case come erano prima e dateci i soldi per ristrutturarle”
“Punti di organizzazione, Informazione, abbattimento delle tendopoli, liberazione dal terrore”
“sì, c’è poca iniziativa da parte degli organi di stampa locale e di informazione in generale”

Ma quella più gettonata era la richiesta di lavoro:
“sono disponibile a lavorare, se no ce moremo de fame tutti quanti!”

E' vietato esprimere le proprie opinioni quando passa Berlusconi


Il 29 settembre all'Aquila, davanti ai dormitori del piano C.A.S.E. di Bazzano, non c'erano soltanto i fans di Berlusconi e i suoi "salvati" a fare gli auguri al Presidente. C'erano anche alcuni sfollati che hanno provato a raggiungere il Dio dei miracoli per svelarne la vera identità e la sua propensione a ogni tipo di perversione. Sono andati lì con un manifesto funebre con su scritto: "sotto questi ghetti giace L'Aquila. Buon compleanno, necrofilo"
Nessun giornalista li ha degnati di attenzione, tutti intenti com'erano a immortalare i successi del presidente e a censurare i contestatori, ma loro erano lì, decisi a dare i loro auguri a Berlusconi e guardati a vista dalle forze di insicurezza. Quando però il Presidente di questa repubblica delle banane stava per passare davanti a quei pazzi, le forze dell'ordine si sono scagliate loro contro, a strappargli dalle mani il manifesto per ridurlo in 1000 pezzi e a identificare i "dissidenti". Gli hanno detto: "oggi è vietato esprimere le proprie opinioni".
Ci dispiace non aver potuto fare i nostri auguri a Berlusconi, credevamo di essere dei liberi cittadini, com'è scritto sulla nostra Costituzione. Forse il Presidente non sa che anche noi eravamo lì a salutarlo, forse i giornalisti non ci hanno ignorato in malafede. Se così è, come speriamo che sia, preghiamo i signori giornalisti di far pervenire al Presidente anche i nostri auguri: "buon compleanno, necrofilo".
Alcuni terremotati abruzzesi

lunedì 28 settembre 2009

I rifiuti blindati di piazza d’armi


I rifiuti blindati di piazza d’armi

Una trentina di sfollati di piazza d’armi si sono opposti alla deportazione e sono rimasti nel campo.
Ci sono vecchi, bambini, persone con l’invalidità totale, italiani e stranieri.

La protezione civile gli ha lasciato solo le tende, una lavatrice, un cesso chimico e tanta monnezza.
Da oltre 10 giorni vivono in una vera e propria discarica. Non hanno cucina, né viveri.
Da oltre 10 giorni la Sebach non provvede allo svuotamento e pulizia del cesso.
Dalla protezione civile fanno sapere che ora la gestione del campo è di pertinenza del Comune. Ma il Sindaco non è mai stato lì, a vedere i ratti e i cani che sguazzano nella merda che sta allagando i cessi, la tenda tagliuzzata non si sa da chi, a una giovane donna residente nel campo, le bombole del gas abbandonate e tanti altri rifiuti lasciati dai militari che hanno smantellato la tendopoli.
Io ci sono stata, ho visto e ascoltato. Mi hanno detto che ora quel campo è terra di nessuno, che da quando è andata via la protezione civile è stato abbandonato a sé stesso e non c’è più vigilanza.
Ma la vigilanza io l’ho vista eccome. Da sabato, il giorno dell’assemblea cittadina i
n preparazione della manifestazione del 29, si è concretizzata con digos e polizia, sempre solerti quando annusano nell’aria odor di protesta.
Un ragazzo mi ha raccontato che in quel campo c’era la zona a luci rosse e la zona spaccio. Mi ha detto che la polizia sapeva tutto ma chiudeva entrambi gli occhi, anzi, nei giorni del G8, andava da loro e diceva: “drogatevi, vendetevi, consumate, basta che non facciate casino”.
Nei giorni del G8 quel ragazzo aveva perso la madre e non aveva un paio di pantaloni nuovi per andare al funerale. La polizia entrava nella tenda e lo bloccava per le gambe sul letto. “Non azzardarti ad uscire da questa tenda durante il G8, per una settimana rimarrai qui dentro!”
“drogatevi, vendetevi, consumate, basta che non facciate casino”

Ho dormito lì sabato notte e la mattina dopo volevo scattare qualche foto, per documentare le condizioni bestiali in cui esseri umani sono tenuti da questo Stato da “nobel per la pace”.
La prima foto l’ho scattata ai poliziotti che mi hanno subito bloccata, perquisita la macchina e trattenuta lì per un’ora. “E’ vietato fare foto”, mi hanno detto. “Non si può fotografare questo scempio?” – “chiamate i giornalisti e non immischiatevi” la risposta. E poi: “siete in visita agli ospiti del campo?” – “quali ospiti?, qui i terremotati non sono ospiti, qui è casa loro, questa discarica è casa loro” gli ho detto io (quei poliziotti venivano da Roma) - “qui non ci saranno servizi, ma non gli manca la SSICUREZZA”, ribatte lo sbirro.
L’amico che mi ha ospitato quella notte è venuto da me e loro gli hanno intimato di chiudersi in tenda.
“drogatevi, vendetevi, consumate, basta che non facciate casino”
Il mondo non deve conoscere la verità, la verità è rivoluzionaria…
“drogatevi, vendetevi, consumate, basta che non facciate casino”
Per il 29, quando Silvio verrà a strappare il suo nobel per la pace a Bazzano, tutto deve essere pulito e in ordine, nessuno deve sapere, nessuno deve protestare. I rifiuti e gli sfollati barbonizzati chiusi nella discarica di piazza d’armi.
“drogatevi, vendetevi, consumate, basta che non facciate casino”
Queste foto, la verità che contengono e la solidarietà le dedico ai miei amici di piazza d’armi.
A questo regime fascista e spietato, che vuole cancellare la libertà faccio i miei auguri di rivoluzione.
Chi non ha pietà non merita pietà.

Luigia, per una rete di soccorso popolare


domenica 6 settembre 2009

Nessuno o tutti

“Nessuno o tutti – o tutto o niente. Non si può salvarsi da sé.”
(Bertold Brecht)

Decine di migliaia di sfollati senza più lavoro né reddito, né case, né luoghi di studio sicuri per tutti gli studenti.

Diritto alla salute inesistente. Dopo aver consentito lo svolgimento di un G8 da 500 milioni di euro sopra una sanitopoli che saremo sempre noi a pagare, i “clienti” dell’Azienda Sanitaria Locale si vedranno scippata anche questa.

Dopo aver resistito 5 mesi alla dura vita delle tendopoli per non abbandonare la propria città, ora anche noi verremo deportati lontano dall’Aquila, senza che siano pronte le case per tutti.
Il vero scopo di questa deportazione di massa è come al solito di natura elettoral-propagandistica - si mira a spacciare il piano C.A.S.E. e la politica del governo come un successo a livello internazionale - e speculativa – i cittadini saranno scoraggiati a tornare e incentivati a vendere le proprie case per pochi euro a immobiliaristi senza scrupoli (magari proprio alle immobiliari legate alla famiglia di Bertolaso e all’Eucentre, fondato dalla stessa protezione civile)

Su 70.000 sfollati, circa 16.000 sono i posti ufficialmente previsti nel piano C.A.S.E. per la fine dell’anno, dove andranno tutti gli altri terremotati?

Ogni alloggio del piano C.A.S.E. ha un costo base di 135.000 euro contro i 15.000 previsti per le case mobili nuove, mentre il 70% delle case mobili, utilizzate per dare riparo davvero temporaneo ai terremotati dell’Umbria e delle Marche, vengono lasciate a marcire a Capua, presso il deposito del Raggruppamento autonomo recupero beni mobili della Protezione civile (ora sotto inchiesta – e giustamente – per omicidio colposo plurimo)

I criteri per l’assegnazione delle C.A.S.E. (stabiliti da Comune e protezione civile), così come quelli per l’individuazione delle località dove entro la fine del mese saranno deportati tutti gli aquilani, stanno già scatenando una guerra tra poveri. I ricchi la faranno sotto traccia, mentre tutti tenteranno di salvarsi da sé.

Solo con l’autorganizzazione, il rifiuto della delega ed un processo di democrazia diretta è possibile rovesciare le politiche antipopolari e scongiurare la guerra tra poveri. C'è chi ancora si ostina a chiedere la requisizione di case sfitte agibili. C'è chi ancora mette avanti il dialogo con le istituzioni a una lotta di massa. C'è chi ancora cede al terrorismo delle istituzioni rinunciando ad essere protagonista del proprio futuro. Ma il futuro è di chi lotta, non di chi lo compra o, peggio, lo delega.
  • Noi crediamo che sia ora di occuparle le case sfitte agibili
  • Noi crediamo che solo una lotta di massa possa portare dei risultati e se le istituzioni non ci rappresentano vanno rovesciate
  • Noi crediamo che il futuro ci appartiene e lottiamo ogni momento per questo. Noi lottiamo per la vita, non per la sopravvivenza. Per la vita e per la memoria di tutto e di tutti.
Settembre non è tempo di migrare, ma di lottare energicamente e di opporsi alla rapina della nostra città e della nostra storia

ORA O MAI PIU’

rete di soccorso popolare
mumiafree@inventati.org

sabato 5 settembre 2009

“Nessuno o tutti – o tutto o niente. Non si può salvarsi da sé.”
(Bertold Brecht)

Decine di migliaia di sfollati senza più reddito; né case, né luoghi di studio per gli studenti universitari e non; diritto alla salute inesistente – dopo aver consentito lo svolgimento di un G8 da 500 milioni di euro sopra una sanitopoli che saremo sempre noi a pagare, i “clienti” dell’Azienda Sanitaria Locale si vedranno scippata anche questa.
Su 73.000 sfollati, 16.000 sono i posti ufficialmente previsti nel piano C.A.S.E., ma, nella migliore delle ipotesi, solo 4.000 di questi saranno pronti a settembre, sui cui cantieri, a Bazzano, giovedì 30 Berlusconi volerà per piantare le sue bandierine.
Dunque 69.000 sfollati a settembre non avranno un tetto per l’inverno.
Alcuni esempi di come Comune e protezione civile intendono formare la graduatoria, secondo anticipazioni ufficiose: ogni sfollato vale un punto, 1,5 punti in più per chi ha un lavoro, 5 punti per bambini fino a 5 anni, 2 per invalidi totali e per anziani sopra gli 85 anni.
Ma i veri “fortunati” saranno quelli che hanno avuto almeno un famigliare vittima del sisma che vale ben 5 punti. Così la casa, invece che un diritto garantito a tutti, diventa il risarcimento che i corresponsabili per mancato allarme della morte di 307 persone (Berlusconi e Bertolaso appunto), intendono pagare ai famigliari. 5 punti per ogni vittima innocente e la giustizia dei padroni è fatta.

Settembre è vicino, dopo le vacanze al via la guerra aperta tra poveri!
I ricchi la faranno sotto traccia.
Mentre tutti tenteranno di salvarsi da sé.

Il 10 luglio all’Aquila noi abbiamo osato. Eravamo circa 10.00 persone giunte da tutta Italia per manifestare contro “il G8 dei potenti sopra 300 vittime innocenti”. “Fuori gli sfruttatori, L’Aquila libera!”, abbiamo scritto, “Al G8 soldi tanti, agli sfollati calci ai denti” abbiamo urlato, ma soprattutto una promessa abbiamo fatto: “una rivolta vi seppellirà”. Nonostante la dittatura dell’emergenza della protezione civile, nonostante la campagna dissuasiva delle forze politiche e sindacali confederali e degli Enti locali, abbiamo agito in comune per il bene comune e non per il bene di 8 potenti.
Chi ha tentato di isolare le lotte dei terremotati aquilani dal movimento generale contro le politiche di sciacallaggio e devastazione globale delle risorse umane ed ambientali ha fallito.
I rappresentanti dei comitati cittadini, che pur definendosi apartitici e pur contestando adesso la rappresentatività del consiglio comunale, hanno di fatto seguito gli indirizzi del PD e del comune scegliendo di non contestare il G8 per evitare “facili strumentalizzazioni”, ora devono spiegare agli sfollati “chi strumentalizza chi e perché” (forse per le prossime amministrative?).
Il Sindaco dell’Aquila che in occasione del G8, per mendicare briciole, ha scelto di abdicare al suo ruolo di difensore degli interessi della città pur di non disturbare il manovratore, ora deve assumersene le responsabilità. Chi pecora si fa, lupo la mangia e l’attuale isteria del primo cittadino, mal cela l’inadeguatezza di questa amministrazione a gestire in maniera trasparente anche solo i flussi d’informazione sulla ricostruzione.
A tutti questi signori che in quei giorni gridavano “al lupo” per l’arrivo dei “no-global” ricordiamo che i veri lupi sono gli sciacalli al governo, sono le tutte le istituzioni e i partiti che hanno rilasciato autorizzazioni a costruire senza alcun vincolo di sicurezza, sono gli 8 potenti della terra, che di questa terra, svuotata dai suoi abitanti, lacerata dalla crisi e dal dolore, hanno fatto il palcoscenico della loro potenza.

Finito il G8, la lotta degli sfollati deve ancora cominciare

Solo con l’autorganizzazione, il rifiuto della delega ed un processo di democrazia diretta è possibile rovesciare le politiche antipopolari e scongiurare la guerra tra poveri.
Senza deleghe, autorganizzati, per un movimento di occupazioni delle case sfitte agibili come prima soluzione al problema più urgente.

Giovedì 30 ore 10:00
saremo al presidio cittadino davanti all’Emiciclo, da lì ci muoveremo per “salutare” il Presidente del Consiglio.

per una Rete di Soccorso Popolare